Vangelo della Domenica

 

 

 

 

VANGELO DELLA DOMENICA

 

 

 

17 febbraio 2019




6° DOMENICA TEMPO ORDINARIO

 


Dal Vangelo secondo Luca 6, 17.20-26


In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».



Commento al Vangelo


Radici

“Un albero piantato lungo un fiume verso la corrente stende le radici”

Ogni cosa ha le sue radici: piante, persone, culture, eventi, civiltà … anche il bene ed il male hanno una loro radice, spesso invisibile.

Aver radici o esser radicati, è appartenere, vivere, vegetare …

La radice presuppone un passato perché non veniamo dal nulla; vivifica il presente in quanto non si può vivere senza radici; assicura il futuro, perché chi taglia le proprie radici cancella sé stesso.

Le radici sono spesso nascoste perché le cose necessarie non sono sempre apparenti e non hanno bisogno di essere viste.

Le radici sono fonte di alimento, perché chi non si nutre, non solo di cibo, ma anche di cultura, non può vivere.

Le radici vanno in profondità, perché la stabilità e la continuità hanno bisogno di un radicamento profondo, sicuro e saldo.

Le radici non sono fine a sé stesse, perché vivono o vegetano in funzione di ciò che esse alimentano e sostengono.

Le radici sono unite alla pianta, perché non si può disgiungere causa ed effetto, non si può separare ciò che origina da ciò che è originato.

Le radici partono dal basso ma sono orientate verso l’alto, perché quanto ricevono dalla terra lo portano verso il cielo.

Le radici sono riparate perché hanno bisogno di sicurezza, di lavorare in pace, di non essere manipolate da effetti esterni.

Le radici sono criterio d’identità, perché è all’origine che si fonda la conoscenza di sé, degli altri e delle cose.

Le radici assicurano la salvezza della pianta, perché proprio nei momenti della tormenta esprimono tutta la loro forza.

Gesù è “la radice della stirpe di David” perché solo in lui l’uomo trova quella radicalità che è vita eterna.

Don Luigi

gt.

Ultimo aggiornamento (Sabato 16 Febbraio 2019 09:09)

 

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